Oggi è indispensabile ridurre il consumo di suolo, ormai a livello globale per il forte incremento demografico, ma in Italia ci sono ancora urbanisti (architetti sigh) che prediligono la bassa densità edilizia, sia nelle espansioni (fortunatamente poche), che nella rigenerazione urbana (sfortunatamente troppo poca), in ragione di una presunta filosofia ambientalista, senza capire incredibilmente che, in questo modo, l’insediamento di un previsto numero di abitanti necessita di una maggiore superficie di suolo edificato o comunque trasformato.
Nell’attuale contesto globale, l’obiettivo fondamentale del lavoro dell’architetto diviene quello di ricucire il rapporto di continuità tipologica, morfologica e culturale nell’ambito dei luoghi specifici: operare con gli stessi criteri antropologici con cui avrebbe operato un uomo radicato alla cultura del luogo specifico, con le tecniche, con i valori e con le conoscenze contemporanee. Dando corpo in tal modo a tutte quelle possibili architetture che per varie ragioni non sono mai diventate “mondo”, non si sono mai materializzate, ma che appartengono all’identità, alla cultura e alle aspirazioni di quegli uomini che hanno contribuito a definire le caratteristiche identitarie, la portata culturale e la specificità del luogo in cui vanno ad inserirsi.
In questo senso vanno ritrovati, anche in modo scientifico, tutti quegli elementi e quei criteri che tradizionalmente venivano attribuiti ai processi di ispirazione, creazione e divinazione, ma che in realtà sono attribuibili a un portato culturale profondo e ben definibile.
Questi elementi e questi criteri riguardano l’opportunità di realizzare una certa architettura e la modalità della sua realizzazione. Per quanto riguarda l’opportunità, devono essere indagati gli effetti che l’architettura induce nel contesto preesistente e nel paesaggio in cui si inserisce, a tal fine gli strumenti tecnici di verifica delle compatibilità con il contesto sono di natura multidisciplinare coinvolgendo le scienze della terra e l’idraulica, oltre le materie di competenza specifica dell’architetto come la pianificazione, l’urbanistica e la ricerca architettonica nei suoi vari aspetti. Per quanto riguarda la modalità, devono essere indagati i processi di formazione dell’architettura e del luogo specifico tenendo conto di quanto analizzato precedentemente, utilizzando gli strumenti tecnici specifici dell’architettura. In particolare gli strumenti della tipologia processuale che, con un’analisi deterministica e fenomenologica, consentono di capire le dinamiche di formazione di un luogo specifico o della singola architettura, ma soprattutto strumenti dell’arché-logica che, con un’analisi storica e filologica, consentono di capire le ragioni che hanno condotto all’istituzione del luogo specifico o della singola architettura. Forse, non sorprenderà che gli strumenti dell’analisi arché-logica dell’architettura ci portano quasi sempre a scoprire come le ragioni dell’istituzione di un luogo o di un’architettura abbiano, quasi sempre, una natura irrazionale, spirituale, che dovranno essere attuate con strumenti tecnici di natura razionale, materiale, sempre più complessi e sofisticati.

Borgo Novo di Gaiole in Chianti

Espansione urbana di venti anni fa vista dal centro storico di Gaiole in Chianti

A esemplificazione di quanto esposto precedentemente vorrei presentare un caso specifico riportando integralmente il testo del sottoscritto che accompagna la pubblicazione del nostro progetto “BORGO NOVO DI GAIOLE IN CHIANTI” nel volume: AA.VV, “NUOVA ARCHITETTURA ITALIANA”, Aión Edizioni Firenze, 2006. Sono ormai trascorsi vent’anni ma i contenuti del testo sono paradigmatici proprio in quanto realizzati. Mi piace citare anche l’incipit del saggio, introduttivo alla pubblicazione, di Aimaro Isola, che prende spunto da Bucchi e Maretto: -“Un’architettura… nasce da una situazione preesistente. Il territorio è la manifestazione dello svolgersi della storia… ogni luogo esiste in quanto abitato ed elaborato culturalmente in un processo storico di lunga durata”; solo attraverso questo lavoro “è possibile individuare quel paesaggio culturale che contiene i propri codici” ed a partire da questi codici “fornire una risposta consapevole al complesso tema della città e del paesaggio del XXI secolo”.-

NUOVA ARCHITETTURA ITALIANA

Stefano Martinelli
BOGO NOVO DI GAIOLE IN CHIANTI
Urbem fecisti quod prius orbis erat, questa frase tratta dal poemetto del V secolo De reditu suo di Rutilio Claudio Namaziano, incarna il clima di decadenza e lo squallore dei tempi che l’autore, un aristocratico romano pagano, attribuisce ai Barbari ed all’emergente Cristianesimo; essa esprime in modo sintetico anche la condizione e ciò che dovrebbe essere il ruolo dell’architetto contemporaneo: hai fatto una città di quello che prima era un mondo.
Il Mondo nel concetto tradizionale delle culture storiche, che secondo l’impostazione di Eliade vanno definite “religiose”, era fondato ontologicamente dalla manifestazione del sacro, dalla ierofania che consente all’uomo religioso di spezzare la continuità dell’omogeneità spazio-temporale del “Caos” per poter enucleare il “Cosmo” e rappresentare nel reale la propria cosmogonia. In questo contesto l’essere dell’uomo nel mondo e la realtà in cui interagisce e produce cultura sono parte inscindibile dell’esperienza religiosa poiché, nelle culture tradizionali “religiose”, l’essere si identifica con il sacro: la dimensione culturale, che produce i miti, i riti e le opere, viene a coincidere esattamente con la dimensione e con l’esperienza esistenziale che trae origine dalla specifica concezione del Mondo.
Nella cultura occidentale contemporanea, che per Namaziano avrebbe incarnato lo stesso clima espresso nel suo “Ritorno”, l’uomo “areligioso” moderno presenta una dimensione esistenziale profondamente diversa poiché, avendo assunto il ruolo di soggetto ed operatore della Storia, ha secolarizzato la cultura. Ma tale processo di affrancamento dal sacro conduce inevitabilmente ad una necessità continua di equilibrare quei valori che hanno prodotto la cultura da cui derivano e che sono rimasti inalterati nella struttura dell’inconscio dell’uomo moderno. Come è ormai acquisito “i contenuti e le strutture dell’inconscio sono il risultato di situazioni primordiali antichissime, soprattutto critiche, ed è per questo che l’inconscio è avvolto in un’aura religiosa”(1) la quale trae origine dai caratteri genetici della specie umana. Pertanto i processi di produzione della cultura nell’ambito della civiltà contemporanea non possono prescindere dal loro portato archeo-logico(2) che li radica alla loro origine, alla concezione del mondo in cui si sono formati e, quindi, alle ragioni della loro esistenza, nonostante questi siano privati del portato ontologico in cui si sono sviluppati. La nostra ontologia si fa debole per analizzare, comprendere e sintetizzare gli effetti indotti dalle ontologie forti dalle quali si è affrancata.
Fare una città, un borgo o un’architettura, di quello che prima era un mondo, significa proiettare nel luogo antropizzato tutto quello che rientra nelle aspettative, consce ed inconsce, dei discendenti di quegli uomini “religiosi” che avevano una loro idea di mondo e hanno interagito e trasformato in modo specifico il luogo in cui si va ad operare, facendo di questo luogo il “Centro del Mondo”: di quello specifico mondo. Solo a partire da ciò si costituisce una nuova struttura ed un nuovo linguaggio dell’architettura.
La ricerca dell’arché del luogo per l’intervento specifico(3) si è rivolta alle componenti che caratterizzano la peculiare concezione del mondo.
Sono stati indagati e ri-applicati metodi e procedure insediative dei borghi chiantigiani di media collina. La struttura insediativa si caratterizza per alcune invarianti che ne costituiscono l’essenza ancor prima di definirne il linguaggio. La cellula base dell’unità abitativa, fondamento dell’organizzazione dei borghi chiantigiani, è costituita da elementi con dimensioni riconducibili a braccia 6 x 9, corrispondenti a circa m. 3,50 x m. 5,25. L’unità abitativa come aggregazione di cellule base si dispone rispetto alla strada principale con il fronte stretto della cellula, in modo da potervi affacciare più cellule possibili, mentre offre il fronte più lungo nei vicoletti stretti o negli slarghi. Il tessuto edilizio come aggregazione di unità abitative, normalmente non è mai continuo sulla strada, in quanto lo stesso si addensa e si riempie lungo la strada solo in epoca successiva, per questo sovente si alternano sulla strada facciate coperte a capanna con facciate coperte a falda. Le emergenze locali a cui si possono riferire le unità abitative, costituite dalle chiesette, le torri od i bastioni e gli spazi aperti e organizzati delle piazzette, sono spesso amalgamati nell’omogeneità materica e linguistica del borgo. La struttura di relazione urbana che connette le emergenze locali con il tessuto edilizio spesso si dissolve completamente nel tempo e nello spazio per divenire impercettibile agli stessi fruitori: essa non acquisisce mai una forma propria ed individuabile con una forte accezione.
I suddetti metodi e le suddette procedure sono stati trasposti nel luogo mediante l’individuazione di relazioni topologiche e visive con il vicino mercatale di Gaiole, facendo riferimento al campanile della chiesa sottostante, interposta fra il mercatale e l’intervento stesso. A partire da queste relazioni il nuovo sistema insediativo è organizzato per mezzo di una linea di penetrazione trasversale che accoglie in sé l’insieme delle valenze di carattere pubblico e comunitario del complesso, i parcheggi collettivi, gli spazi di relazione interpersonale, i servizi comunitari e collettivi, nonché mediante una serie di corpi di fabbrica disposti secondo la linea di massima pendenza della collina, che contengono gran parte delle singole unità abitative. Le relazioni all’interno del complesso sono molto articolate. Nella parte alta, sono costituite dal luogo pubblicamente fruibile della strada, che si sviluppa a partire dalla linea di penetrazione con l’edificio-porta, e dal sistema dei vicoli che si libera nello spazio pubblico attrezzato esterno, posto a cerniera fra l’intervento già realizzato e l’intervento proposto. Nella parte bassa invece sono costituite dal sistema dei cortiletti interni che raccordano sulla curva di livello il sistema delle residenze articolato a quote differenziate.
Infine il linguaggio, il nuovo linguaggio, che viene definito dalla ricerca dei contenuti e degli atti in cui si origina la cultura contadina del Chianti. A partire da tale radicamento ogni elemento del linguaggio ed ogni tecnica costruttiva vengono sviluppati all’interno di un processo tecnologico coerente con la tradizione, per rapportarli alla dimensione culturale ed esistenziale dell’uomo contemporaneo.

(1) Mircea Eliade, Il sacro e il profano, Bollati Boringhieri, Torino 1984, pagg. 132-133
(2) Per l’enunciazione di questo principio teorico vedi STEFANO MARTINELLI, L’archeologia del sapere architettonico in MASSIMO FAGIOLI, Figure – progetti di recupero ed architettura d’interni, Edizioni Il Ponte, Firenze 1999, pagg. 14-19
(3) Vedi STEFANO MARTINELLI, Borgo Novo di Gaiole in Chianti – il progetto, Aion Edizioni, Firenze 2003


Sono stati usati materiali e tipologie della tradizione ma la struttura di relazione è innovativa e complessa adeguata alla capacità dell’uomo contemporaneo di percepire strutture più complesse rispetto a quello che poteva fare un uomo antico che ha contribuito a formare l’ambito culturale in cui si è operato



La fruizione e la percezione del luogo è tuttavia profondamente radicata all’ambito culturale in cui si manifesta la specifica architettura



I vicoli dove ci sono gli ingressi alle singole unità immobiliari che costringono le persone ad incrociarsi e relazionarsi



Per le facciate e le chiusure opache è stata utilizzata la pietra che si ritrovava sul posto a livello superficiale o prodotta dalle escavazioni necessarie per la realizzazione stessa del borgo


Leave a Reply